Spritz: la terza via
Il fenomeno come risorsa
O degrado, o deserto. La scelta spetta all'amministrazione comunale di Padova ma anche a quelle di altre città del Nordest e del Nordovest, a ben vedere di quasi tutta la penisola. O fare la gioia di chi di spritz e movida ci vive, quindi di giovani e proprietari di pub e osterie. O fare piazza pulita di studenti, licenze per la somministrazione di bevande alcoliche, cocci, schiamazzi, aloni e olezzi. Dando così sollievo a chi vive in centro storico, affaccia il balcone su piazza del duomo, parcheggia in ghetto, ha investito in immobili. La terza via sembrerebbe preclusa. Attendismo e cerchiobottismo, infatti, fanno perdere voti di giovani e imprenditori del divertimento e della tradizione enologica, di residenti più o meno giovani, di galleristi e vecchi negozianti. Aut aut, quindi. A meno che tutti non facciano un passo indietro: giovani, vecchi e amministrazione comunale. E si cominci a pensare alla fenomeno degli spritz come ad un'opportunità. Non a un problema di ordine pubblico. Di degrado. O di fatturato. Come sostengono Mauro Marini del bar Zanellato, da sempre al centro delle accuse dei residenti, che ha assoldato assieme ad altri colleghi, un gruppo di vigilantes privati denominati “Spritz Angels” per tutelare il decoro. Come ha più volte ribadito il suo collega Federico Contin. Come ha fatto notare Nicola Rossi, presidente della Confesercenti di Padova, in un articolo apparso sul Mattino di Padova il 20 novembre. Riconoscendo il diritto dei residenti al quieto vivere e alla tutela della proprietà.
Quello dei giovani a fruire di spazi di aggregazione. Soprattutto puntando l'attenzione sul fatto che il fenomeno dello spritz può essere una risorsa che "altre città d'Europa vorrebbero avere come catalizzatore di un pubblico giovane nel centro storico". Perché il fatto che ogni mercoledì, venerdì e sabato migliaia di giovani si riversino nelle piazze deve essere vissuto come un dramma? - si chiede Rossi. Quelli dei giovani, sono occhi curiosi. Occhi che cercano opportunità. Occhi che vogliono vedere cose nuove. Basta investire.
Come ha fatto Crediveneto, che ha recentemente aperto una filiale in piazza delle Erbe. E, poco distante, il primo Spazio Giovani in collaborazione col Centro Universitario Padovano. Proprio nel bel mezzodel ghetto. Proprio dove sorgeva una galleria d'arte. E così, laddove dei quadri di maniera facevano a malapena capolino nelle notti alcoliche di via S. Martino e Solferino, ora ci sono delle vetrine illuminate su 200 metri quadrati di quel che si definisce un "contenitore di cultura". Uno spazio che offrirà servizi, informazioni, opportunità ed eventi dedicati al mondo giovanile. Un mondo che non gira solo attorno ad alcol e droga.
(Carlo Melina)
E' questo il futuro?
Il romanzo di Facebook
Il trevigiano Pezzato sta pubblicando a puntate «Feisbuuc», libro scritto a tre in rete. Boom di contatti
All'origine del libro l'incontro sul social network con la sua ragazza vent'anni dopo. «Soddisfatto del numero di lettori ma la magia della carta non tramonta»
Ritrovarsi per caso dopo venti anni su Facebook, avvertire all'inizio quel filo d'imbarazzo che impasta le parole, poi un sorriso liberatorio e il ricordo condiviso, senza rimpianti, della storia d'amore che c'è stata. Un tesoretto vero, da non smarrire. Anzi. È l'occasione per riannodare i fili di un dialogo interrotto e addirittura per scriverci un romanzo in progress sulla rete che racconta l'amore, i conflitti del nostro tempo, la memoria. Accade a Lorenzo Pezzato, giornalista ambientale free-lance, oggi sposato con Anna, che nei gruppi di discussione di Facebook incontra Paola, la sua ex ragazza. Ecco il plot di un affascinante romanzo da web.
Dal dialogo in chat si è sviluppata una performance letteraria che è diventata romanzo,
Feisbuuc, con un progetto di ventidue capitoli che si può leggere in progress all'indirizzo www.lorenzopezzato.it. Un trittico di protagonisti - Alberto, la moglie Anna e l'ex fidanzata Paola - raccontano e si raccontano. Sullo sfondo, una rivoluzione editoriale: il meta-romanzo del social networking. È la sfida all'editoria classica: oggi i libri si scrivono prima in rete, poi magari arriva anche il volume di carta. Come Wu Ming, il collettivo di scrittura che ormai spadroneggia sia in rete che in libreria, nelle classifiche di gradimento dei lettori. Il web sempre più si connota come un genere letterario autonomo e innovativo, che vive di luce propria.
Oggi Lorenzo rivela così la genesi del romanzo: «Nei fatti, Facebook è diventato il perno concettuale da dove partire. Anche la metodologia narrativa ne risente. Il romanzo si articola sì attraverso gli occhi della protagonista (Paola, l'ex fidanzata n.d.r.) ma rimanda costantemente ad un dialogo a tre, con il suo ex ragazzo e sua moglie. Pensato come una conversazione a tre, contenuti e frammenti del discorso - riflette lo scrittore - esprimono le impreviste evoluzioni delle vite quotidiane dei tre personaggi, esistenze trasfigurate dalle potenzialità dello strumento web. Il rimando voluto, è alle Affinità elettive di Goethe, in versione ventunesimo secolo s'intende».
Moderno e classico si contaminano in una scrittura creativa, veloce, asciutta. La vita scorre attraverso parole e immagini evocate con garbo dai protagonisti in un continuo gioco di specchi e di rimandi fra passato e presente. Sembra quasi un concerto polifonico, dove le note della memoria diventano la musica dei giorni nostri. Non a caso, interi brani delle chat fra Alberto, Anna e Paola, sono stati volutamente riversati nella struttura del romanzo. «Abbiamo deciso di farlo proprio per rendere al lettore ancora più tangibile la realtà dei fatti», confessa Lorenzo. Che rileva un altro aspetto: «Condividere in rete i capitoli del romanzo nel momento in cui sono scritti, è un modo per amplificare la riflessione sul fenomeno Facebook. Per alcuni, - ragiona - è moda, per altri hobby, incubo, lavoro e per altri assolutamente insignificante. Alla resa dei conti, per me è diventato lo strumento per narrare. La diffusione del social networking spiega Pezzato - apre nuovi interrogativi, modifica le nostre abitudini e forse a lungo termine, farà sorgere nuovi usi e costumi, facendone tramontare altri».
Già, il progresso. Che contamina rapidamente anche la letteratura, la plasma secondo gli impulsi che vengono dalla modernità. Lo stesso Pezzato comunque, riconosce la «magia» del libro di carta: «Non tramonterà mai, ne sono sicuro, - ammette - ma i libri sul web possono comunque offrire nuovi stimoli ».
Esistono tuttavia aspetti poco piacevoli di Facebook. Li rivela Pezzato: «Abbiamo notato una serie di anomalie. Ad esempio, Paola ha aperto anche un gruppo di discussione, riscuotendo consensi talmente ampi da mandare andare il gruppo in tilt. In verità, abbiamo rilevato che se Facebook nota troppo movimento attorno ad un gruppo di discussione, ti sospende l'account e non saprai mai quando sarà effettivamente riattivato. È chiaro - spiega Pezzato - che ci siano delle doverose esigenze di sicurezza. È accertato che i ladri d'identità s'infilano in questi buchi della rete. I danni spesso sono gravi. Alla fine, a pagarne le spese, sono i frequentatori di Facebook motivati da sincere aspirazioni». Comunque, il romanzo Feisbuuc, ha già fatto un botto di consensi. I lettori aumentato giorno dopo giorno. Difficile però stabile se siano più o meno sinceri. Del resto, Facebook significa anche libertà.
Massimiliano Melilli (pubblicato sul Corriere del Veneto, il 14 gennaio 2009)
I nuovi narratori del Nordest
Viaggio letterario lungo la A4
Tutto parte da Reset (www.reset.it) e dalla copertina dell'ultimo numero dedicato alla Sofferenza degli scrittori del Nordest. Per chi non fosse presente all'incontro del 27 ottobre scorso alla Melbookstore di Padova e non avesse sentito il confronto pacato e stimolante tra Cesare de Michelis, Romolo Bugaro, Giovanni Montanaro, Alessandro Lenni e Giancarlo Bosetti (questi ultimi due della redazione di Reset) moderati da Paolo Coltro, la domanda semplice ma non banale verteva sull'esistenza o meno di un Nordest letterario contemporaneo. Chi sono dunque gli scrittori di oggi? Quelli che abbiamo letto nei Nuovi sentimenti e che hanno vissuto e raccontato le mutazioni del territorio? Che radici hanno con i luoghi di Rigoni Stern, Parise e Comisso? Sono essi in grado di fare comunità intellettuale e di dire con un nuovo stile? "Gli ultimi due o tre anni hanno visto la nascita di romanzi grandiosi - ha ricordato Romolo Bugaro - e certo è che alcuni degli spunti più interessanti provengono da oggetti che potremmo definire irregolari come Gomorra di Saviano. Non è esattamente narrativa, non è esattamente reportage: sono forme che sfuggono dai generi".
Chiaro: la voglia di omologarsi è poca. E si prende distanza. Ecco dunque perché si ricerca un'impostazione diversa ma anche la rivendicazione di un nuovo ruolo nella società (a leggere i Nuovi sentimenti questo slancio è chiarissimo). Eppure, seppur lontani dall'epochè (sospensione d giudizio) che tanto si è vista negli anni scorsi su alcuni temi caldi, forse i nostri intellettuali non sono neppure così tanto coinvolti quali interlocutori attenti e capaci di un'analisi diversa - non giornalistica - del sociale, del territorio e dei fenomeni nordestini. Anche quelli aggregativi che, come ricordava Montanaro dalla sua veneranda età, oggi si manifestano in piazza delle Erbe a Padova davanti a uno spriz. Cosa aspettarsi dunque da questa nuova generazione? E che dialogo ci attendiamo? "Certo la società è più fragile e insicura" ha ricordato bene Cesare De Michelis e non è tempo di romanzi storici. Ma se gli editoriali li fanno gli economisti in una società fragile, insicura e in crisi che ruolo devono avere le menti scriventi in questo Nordest che fino ad oggi ha saputo innovare dimostrandosi vincente?
(la redazione)
E se si lasciasse fallire la Fondazione Arena?
Chi paga i debiti?
Cesare de Michelis nella rubrica di novembre aveva dichiarato «Lasciare fallire l’Arena sarebbe una buona azione di governo che indurrebbe l’intero sistema a correggere le sue distorsioni premiando chi ha lavorato con giudizio ed eliminando gli irresponsabili. Costringerebbe i sindacati a un serio esame di coscienza, facendo finalmente intendere loro che la difesa a oltranza dei privilegi può improvvisamente capovolgersi nella perdita del posto di lavoro con quel che ne segue». La provocazione che fa riferimento al deficit, al commissariamento e quindi all'intervento dello Stato per ripianare i conti dell'Ente non è affatto scontata ma tuona come un fulmine a ciel sereno. E in tempi di crisi di Alitalia e di interventi pubblici per salvare l'economia, anche la Fondazione Arena ha un posto nell'elenco dei soggetti "protetti". Giusto dunque, seguendo la tesi di de Michelis, lasciare che i responsabili del fallimento siano eliminati? Giusto lavarsi le mani abbandonando la fondazione al suo destino? Potrebbe essere questa una lezione da seguire e di monito agli spettatori-attori?



